editoriale
Marcel Duchamp, "La Boîte-en-Valise", 1935-41

Marcel Duchamp, "La Boîte-en-Valise", 1935-41

Caro Marcel,
boîte compie due anni: è cresciuta e conserva nelle sue pareti di cartone le parole e gli oggetti di tante persone che ha incontrato durante il suo viaggio avventuroso nella storia e critica d’arte contemporanea.
Ancora una volta le nostre riflessioni nascono da una tua opera: nel 1935 hai incominciato a lavorare alla boîte-en-valise, presentata nel 1941, proponendo un museo portatile, una valigia contenente la riproduzione in miniatura e fotografica delle tue opere.
Questa scatola-valigia conserva un potenziale comunicativo enorme, induce numerose riflessioni riguardanti la riproducibilità dell’opera d’arte, nonché la sua capacità di viaggiare per il mondo e ci ha suggerito un pensiero: quali viaggi compiono le opere d’arte? Quali sono le valige dell’arte?
Abbiamo tentato di rispondere scegliendo opere e artisti che hanno coniugato la pratica artistica all’esigenza del viaggio, come Bruno Munari, Luca Vitone e Tímea Oravecz.
Anche boîte è in partenza per qualche mese. Abbiamo bisogno di fermarci a riflettere, analizzare e forse inventare l’itinerario di viaggio da percorrere. In questa epoca priva di intervallo (Dorfles) nessuno trova il tempo per fermarsi a pensare; si procede per automatismo o per convenienza, quasi alienazione. Pensiamo che l’arte e gli artisti non si meritino pensieri fugaci e frettolosi, per cui abbiamo deciso di fermarci per guardare avanti e capire come poter agire in questo scenario sovraccarico di informazioni spesso superficiali e assordanti inutilità.
Non vogliamo creare polemiche contro o a sostegno del “sistema dell’arte” perché ci sembra che di urla e querelle in questo Paese ce ne siano già abbastanza. Ci basta occuparci di arte ponendo l’onestà intellettuale nei confronti della materia e dei lettori come prima regola. Vogliamo continuare a realizzare una rivista che non si limiti a informare, ma provi a formare; che non sia solo l’eco di voci più forti, ma che sappia raccontare, con il suo tono un po’ sommesso, storie dimenticate o non ancora ascoltate. Ci interessano le storie che raccontano la Storia, ci interessano gli incontri, i dialoghi, i ricordi. Ci piacciono le pause, i silenzi, le mani che si muovono con discrezione fra i fogli, la cura nel riordinare gli appunti e i pensieri.
Qualche giorno fa abbiamo incontrato alcuni maestri dell’editoria culturale (1) – gli autori di riviste realizzate a partire dagli anni ‘701 – e con loro abbiamo parlato del nostro progetto. Ugo La Pietra ci ha chiesto se sentiamo la necessità di contrastare tutto questo rumore generato dall’informazione al quale, realizzando una rivista, partecipiamo: certo che sentiamo la necessità di reagire e cerchiamo di farlo lavorando sulla qualità della nostra pubblicazione, prediligendo un approccio verticale a uno orizzontale. Confrontandoci con Bruno Corà e Giorgio Bonomi abbiamo riscontrato la difficoltà condivisa nell’essere ascoltati dal mondo dell’editoria e vogliamo riproporre un questione: dove sono finiti gli editori? Sono rimasti solo stampatori?
Ti ricordi La valigia dei sogni di Luigi Comencini del 1953? Quella valigia serviva per salvare le immagini e i film del XX secolo, per conservarli per le generazioni future. Anche noi vorremmo che nelle nostre scatole rimanesse qualcosa che il bombardamento mediatico non riesca a distruggere, invisibile ed eterno come l’Aria di Parigi (1919).
Caro Marcel, abbiamo trasformato la nostra scatola in una reve-en-boîte.

(1) Incontro avvenuto da AR.RI.VI il 13 febbraio 2011 con Giorgio Bonomi, Bruno Corà, Gino Di Maggio, Elio Grazioli, Ugo La Pietra; a cura di Anna Valeria Borsari e Valentina Rapino.